Noi non ci lasceremo mai

“Noi non ci lasceremo mai” è il titolo del libro che Federica Lisi ha scritto per raccontare la sua vita con Bovo. Non ci lasceremo mai sono anche le parole che ha pronunciato ieri, seduta in mezzo al campo dello stadio di Rovigo, mentre leggeva qualche pagina del libro…pelle d’oca e nodo in gola per me che contro Federica ho giocato e che per Bovo ho tifato quando vestiva la maglia azzurra numero 16.
Il numero 16 ieri l’ha indossato Alessandro, il primo dei 5 figli di Federica e Vigor Bovolenta, in occasione della partita tra la Nazionale Cantanti e gli #AmicidelBovo, e con quel numero sulla schiena ha segnato il primo goal.

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Per chi non lo sapesse Vigor Bovolenta è stato un campione di volley, uno degli uomini di Velasco, uno di quelli che scendeva in campo con gli occhi di tigre e che ha fatto parte di quella squadra di fenomeni che tanto ci ha fatto gioire e amare questo sport.

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Vigor, un ragazzone di 203 cm si è accasciato al suolo durante una partita, due anni fa.
Il suo cuore ha cessato di battere e forse qualcosa si sarebbe potuto fare, forse si poteva intervenire. Per lui, come per Morosini e per molti altri.
“Ogni anno, infatti, in Italia sono 60.000 le vittime di arresto cardiaco improvviso e il 35% di queste potrebbe essere salvata se ci fosse uno strumento salvavita per il cuore. L’unico modo di riprendere un cuore in arresto è intervenire entro 5 minuti con un semplice strumento: il defibrillatore semiautomatico.
Si tratta di uno strumento in grado di riconoscere la presenza di un arresto cardiaco ed erogare, solo se necessario, uno shock elettrico per far riprendere la funzione del cuore.
L’associazione Progetto Vita (www.progetto-vita.eu), a cui è stato devoluto l’intero incasso della partita, mira a distribuire defibrillatori semiautomatici in punti strategici della città per anticipare di qualche prezioso minuto il trattamento dell’arresto cardiaco in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.
La mission dell’associazione è proprio quella di promuovere la cultura del soccorso da parte di coloro che sono sul campo, attraverso la diffusione dei defibrillatori e l’insegnamento di semplici manovre di rianimazione e primo soccorso.”
Non bisogna essere medici o infermieri per farlo, e credo sia fondamentale che gli addetti alle strutture sportive siano formati e prepararti in modo da poter intervenire tempestivamente.
Ieri è stata una bella festa di sport e solidarietà, nel ricordo di un grande campione, ed erano veramente tanti gli amici e i campioni del volley che sono scesi in campo con il cuore e per il cuore: Papi , Mastrangelo, Cantagalli, Bracci, Sartoretti, Zlatanov, Giombini…solo per citarne alcuni, che si sono dimostrati capaci anche con le scarpe con i tacchetti e la palla tra i piedi anzichè tra le mani.
Grazie alla partita di ieri sono stati donati dieci defibrillatori alla città di Rovigo e mi auguro che altre manifestazioni di questo tipo vengano organizzate per poter sensibilizzare sempre più città italiane all’utilizzo di questi strumenti che possono cambiare il destino di una persona.

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